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suzione non nutritiva

Suzione non nutritiva

l’abitudine dei bambini di succhiare il dito.

Suzione non nutritiva

Per suzione non nutritiva si intende l’abitudine dei bambini di succhiare il dito, il pugno, il ciuccio o qualche oggetto

Si tratta inizialmente di un riflesso che può presentarsi nell’embrione già dalla 14esima settimana di vita intrauterina ma che può evolvere in vizio se protratto oltre i primi mesi di vita del bambino.

Il succhiamento prolungato del pollice (o sostituto) risulta essere la forma più comune di abitudine viziata: il dito preme contro il palato mentre la mano poggia sulla mandibola. Dall’insieme delle forze esercitate su questi distretti possono risultare alcune alterazioni dello sviluppo della bocca come un palato stretto (ogivale), lo sventagliamento in avanti dei denti (maggiore predisposizione ai traumi) e uno sviluppo minore della mandibola e dell’articolazione temporomandibolare.

L’abitudine al succhiamento senza scopi nutritivi nella maggioranza dei bambini può presentarsi durante i primi 3 mesi di vita, a volte nei mesi seguenti, assai di rado dopo l’anno, periodo in cui le mani vengono usate per giocare, raccogliere e scoprire oggetti.

Circa il 14% dei bambini di età superiore ai 3 anni, nei quali persiste l'abitudine di succhiare il dito, possono potenzialmente sviluppare una malocclusione- A mano a mano che il tempo passa, il rischio progressivamente aumenta.


La scelta terapeutica viene effettuata in equipe fra odontoiatri pediatrici, pediatri, logopedisti e psicologi comportametali.
Spesso il bambino risponde bene a stimoli di incoraggiamento e alle spiegazioni dell’effetto del suo vizio sui denti.

cause e disturbi

Esistono molteplici DISPOSITIVI ANTISUCCHIAMENTO che seppur diversi strutturalmente sono identici nella funzione: evitano la suzione del dito creando un ostacolo alla funzione scorretta e annullano i disequilibri neuromuscolari conseguenti alla abitudine viziata.

E’ consigliabile effettuare una prima visita specialistica precocemente, già intorno ai 2-3 anni, in modo da intercettare e diagnosticare l’abitudine viziata e programmare il percorso di riabilitazione più idoneo.

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